India 2018

6/11 RISHIKESH

 

A Rishikesh ogni giorno si conosce qualcuno. La città dello yoga ospita persone da tutto il mondo, tutte con un’apertura mentale tale da iniziare discorsi ancor prima di presentarsi. Ho conosciuto e chiacchierato con tante persone a Rishikesh, ma non tutti gli incontri sono uguali. Alcuni nascono in un modo che non puoi dimenticare facilmente, alcune persone non le dimenticherai e basta. È il caso di Agnese. Ieri sera ero al Little Buddha, uno dei miei cafè preferiti affacciati sul Gange. Bevevo un te allo zenzero in attesa di cenare e intanto scrivevo i miei appunti sulla giornata. Assorta nei miei pensieri, il mio sguardo cade sul poggiolo della poltrona in vimini. Due occhietti carini mi guardano dal basso. Sorrido intenerita giusto il tempo di lasciar arrivare al cervello l’informazione di quello che avevano visto i miei occhi: un topo, di medie dimensioni diciamo. Senza agitarmi troppo mi alzo in piedi e mi guardo in giro cercando un cameriere. Gambe di gomma e glutei di pietra. Il topo se l’è filata quando ho arretrato la poltrona per alzarmi. Mi avvicino alla ragazza seduta su un divanetto basso proprio li a fianco. There is a mouse, le dico tranquillamente cercando di non agitarla troppo. Giovanni! Giovanni! urla. Il cameriere arriva e lei gli spiega l’accaduto. Parla in inglese. Mi chiedo perchè abbia chiamato un cameriere indiano Giovanni. È italiana, di Perugia. Ci ritroviamo a cenare insieme e a fare lunghi discorsi, anche molto personali, come se ci conoscessimo da una vita. Pochi metri dividono il mio ashram dalla sua guesthouse. Quando lei prende una traversa a destra e io continuo dritta, ci salutiamo semplicemente dicendoci, a domani.

Agnese è a Rishikesh da parecchio tempo, e non è la prima volta. Nel pomeriggio ho in programma di andare a Rishikesh bassa, per assistere all’aarti a Triveni Gath e Agnese decide di venire con me. Prendiamo un rikshav e in una ventina di minuti siamo arrivate. Percorriamo la via del mercato. Domani è Diwali e al mercato c’è aria di gran festa. Le strade e i negozi sono addobbati con fiori e luci, le bancarelle vendono festoni, corone di fiori, adesivi, cartoline, lucine, candeline e fuochi d’artificio. Si, perchè Diwali è la festa delle luci, una sorta di Natale Capodanno insieme. Gli indiani sono pazzi per Diwali, e anche io. Agnese ride e cerca di tenermi a bada mentre salto da una bancarella all’altra attratta da tutto ció che è colorato e luccicante. Compro uno striscione glitterato, delle candeline e delle stelline, quelle che accendono i bambini l’ultimo dell’anno. Naturalmente, come ogni festività che si rispetti, anche Diwali ha i suoi dolcetti tipici, zuccherati da far cascare i denti. Arriviamo ai gath e prendiamo un chai da un uomo che gironzola con una latta, un mestolo e dei bicchierini di carta. Poco distante il suo piccolo bar ambulante, dove una fiamma scalda un pentolone di te. Questo è il punto di confluenza di tre importanti fiumi indiani: Gange, Yamuna ed Saraswathi, e per questo molti pellegrini giungono a Rishikesh. Prendiamo posto sui gath. La cerimonia si svolge proprio di fronte ai gradini. Non c’è molta gente, e la cerimonia ha proprio l’aria di essere una funzione quotidiana per gli abitanti della cittadina e per i pellegrini più devoti. Questo la rende magica. È bello condividere questo momento con Agnese. Al ritorno, senza nemmeno bisogno di dircelo, andiamo dritte al Little Buddha. Chiacchieriamo senza sosta e facciamo piani per l’indomani, il tanto atteso Diwali. Un’aria di festa avvolge Rishikesh. Le strade sono ancora più colorate e i negozi e i cafè sono addobbati con fiori e luci. Dalla mia camera sento i fuochi d’artificio, qualcuno non puó proprio resistere fino a domani.

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