9/11 RISHIKESH

Ripercorri la strada che ho fatto ieri. Arrivo al Paramath Niketam e proseguo, finchè non arrivo al Maharishi Mahesh Yogi ashram. Questo ashram, immerso nel verde di una collina, con il Gange che scorre tranquillo a valle, si trova all’interno del Rajaji National Park. L’ashram è abbandonato da parecchi anni, ma merita una visita. Qui, negli anni sessanta i Beatles trascorsero parecchio tempo dedicandosi alla meditazione trascendentale, e Maharishi Mahesh Yogi divenne il loro guru. Conobbero il guru a Londra e lui li invitó al suo ashram. Lo stress della costante attenzione mediatica stava divorando le loro vite. In questo luogo e grazie a questo guru, trovarono la loro pace interiore e una nuova visione della vita. Questo fu il loro periodo più proficuo, durante la loro permanenza scrissero più di quaranta canzoni. Rishikesh guadagnó fama internazionale e divenne la capitale dello yoga. Per entrare a visitare l’ashram gli indiani pagano 150 rupie, i turisti 600. All’ingresso mentre aspetto il mio biglietto, sorridendo dico di essere indiana e indicando i due ragazzi in fila dietro di me, dico che sono i miei fratelli. Ridiamo tutti, e pago le mie 600 rupie. Ci incamminiamo, e io e i ragazzi finiamo per visitare l’ashram insieme. Loro sembrano più divertirsi nello scattarmi fotografie con il mio telefono che interessati all’ashram in sè. Mettiti li in una posizione di yoga, no aspetta, ne scatto un’altra, guarda di là. Tra una foto e l’altra chiacchieriamo. Geet, il più grande, è architetto. Vorrei tanto fare l’architetto in Italia, dice. Rispondo che anche i giovani architetti italiani vorrebbero fare gli architetti in Italia, ma spesso si trovano a fare caffè. Pratiek è più giovane, sta studiando informatica e ha tanti sogni nel cassetto. Parliamo del mondo del lavoro. Passeggiando incontriamo un piccolo tempio. Pratiek di tutta fretta si toglie le scarpe e si avvicina all’altare. Geet resta fermo. Pratiek è induista, Geet è cattolico. I nostri discorsi cambiano tema e parliamo di religione. In ogni luogo del mondo, la religione che segui ti viene tramandata dalla tua famiglia e, a volte, più che un credo è un dato di fatto. La differenza tra questi due ragazzi è data solamente dalle loro famiglie. Proseguiamo. L’ashram è grande. Le piccole costruzioni in sassi realizzate con le pietre prese dal Gange e, una volta, adibite a stanze per la meditazione, si alternano a più grandi costruzioni in muratura, che ospitavano la mensa, i dormitori, gli spazi comuni e perfino una stamperia e un ufficio postale. Pratiek mi racconta che Geet e lui hanno da poco iniziato un progetto di volontariato, Belive in Smiles – credi nei sorrisi. Fanno visita a persone ai margini, donano tempo e sorrisi. I miei occhi brillano, penso alla Bosnia, alla Croazia e alle mie esperienze. I sorrisi che doni sono i sorrisi che poi ricevi. È bello incontrare altre persone che la pensano così. Ancora qualche fotografia e ci salutiamo. Raggiungo Agnese, vogliamo andare a visitare un ashram, il famoso Sivananda ashram nella zona di Muni-Ki-Reti. Ci incontriamo sulla via del mercato, atteaversiamo Ram Jula e dopo poco siamo arrivate. Girovaghiamo un po per l’ashram, è grande e molto curato. Incontriamo una donna, a cui chiediamo informazioni. È tedesca e ci racconta di essere parte di un gruppo che si è recato li per un ritiro. Ci conduce al tempio, dove assistiamo alla puja. Poi, io e Agnese ci prendiamo un momento per noi nella sala meditazione, dove altre persone sono raccolte in un silenzio che ci avvolge piacevolmente. Restiamo li, con gli occhi chiusi e le gambe incrociate per il giusto tempo. Rientriamo verso Laxman Jula, la fame si fa sentire, è ora di cena ed è stata un’altra giornata intensa.









