India 2018

5/11 RISHIKESH – HARIDWAR

5/11 RISHIKESH – HARIDWAR

È lunedì e tutto torna alla normalità. Dopo yoga, la colazione, uno dei miei momenti preferiti della giornata. Torno al cafè al di la del ponte. Mentre bevo il mio chai, guardo fuori dalla finestra. Su un grande albero che avvolge l’angolo del cafè, una scimmietta è in braccio alla sua mamma. Posso guardarle attentamente, perchè un vetro ci separa, e non rischio di perdere la battaglia a chi è più veloce. Le scimmie rubano, e vincono sempre. Osservo le loro mani, perchè si puó parlare di zampe. Dita, unghie e polpastrelli su cui scorgo una sorta di impronta digitale. Osservo le orecchie, il naso, la bocca e i denti. Sembrano di un umano. La piccola succhia al capezzolo della mamma, ma non mi leva lo sguardo di dosso. I suoi occhi sono dritti dentro i miei. La mano della mamma si appoggia al vetro, osservo la pelle, è davvero come quella delle nostre mani. Il momento finisce, la piccola salta tra i rami dell’albero e la mamma la segue. Continuo a osservarle anche se sono un po più distanti. La piccola si da una grattatina alla testa. Una goccia cola dal naso della mamma e lei si pulisce con la mano. Ad un tratto la piccola salta da un ramo all’altro e si precipita diretta al vetro che ci separa. Mi fissa negli occhi e poi scappa dalla mamma, come una bambina attratta e allo stesso tempo spaventata da un gioco con una sconosciuta. Devo andare. Aneta, la ragazza polacca che ho conosciuto l’altroieri è arrivata. Divideremo la corsa con il rikshaw per andare ad Hariwar, una città ad un ora da Rishikesh. Haridwar, come Rishikesh, (e Varanasi) è una delle tre città sacre in cui si svolge la Ganga Aarti, la cerimonia del fuoco sulle rive del Gange. Camminiamo chiacchierando fino al parcheggio dei rikshaw. Contrattiamo il prezzo e saliamo. Il viaggio è rumoroso e non si riesce a parlare. Ci guardiamo in giro e ogni tanto ci sorridiamo. I colorati foulard con cui cerchiamo di coprirci la gola e il viso svolazzano. Penso di aver respirato più smog in questo viaggio di un ora che in un anno di vita a Milano. La gola quasi chiusa, soffio il naso e il fazzoletto si riempie di polvere. Siamo arrivate. Attraversiamo un ponte, camminiamo per qualche minuto e davanti a noi si apre Har Ki Pauri, il ghat dove alle cinque e mezza si svolgerà l’aarti. Il gath è molto particolare, e già gremito di gremito di gente. Lascio le scarpe al deposito e mi infilo tra la folla fino ai gradini sulla riva. Prima della cerimonia le persone singolarmente fanno offerte a Ganga. Dei bramini aiutano chi non conosce la preghiera dell’offerta, pronunciandola frase per frase per poterla far ripetere. Anche io faccio la mia offerta e, con l’aiuto del bramino, anche la mia preghiera. L’offerta è un cestino di foglie contenente fiori e un piccolo stoppino di cotone imbevuto, che funge da miccia per il fuoco. Il bramino tiene la foglia, io stringo dei petali tra le mani durante la preghiera. Lancio i petali, volano e poi scorrono. Poi poso in acqua la foglia, che si allontana lentamente. Poco dopo, tutto ha inizio. Canti e musica. Prima la puja, l’offerta, poi l’aarti, la cerimonia con il fuoco. Che emozione. Tutte quelle persone, tutte con lo stesso intento e, a fare da cornice, un gath davvero particolarmente bello. Credo peró, che un’emozione come quella della cerimonia al tempio sia difficile da egualiare. Li, la cerimonia è più intima e sono stata parte del rito della puja iniziale. Ritiro le ciabatte e torniamo al rikshav, ho famissima e la termperatura si è abbassata tantissimo, non vedo l’ora di arrivare a Rishikesh, ma un’ora di strada ci attende.

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