India 2018

3/11 RISHIKESH

3/11 RISHIKESH

Mi sveglio senza sveglia. Ho dei piani ben precisi per la giornata, oggi andró all’ashram che mi ha consigliato il mio maestro di yoga di casa. L’ashram è uno dei più storici e tradizionali, è stato fondato nel 1964. Si trova dall’altra parte di Rishikesh, ne approfitto per fare una passeggiata e gironzolare prima per un’altra zona, Tapovan. Faccio colazione di lá dal ponte. Anche questo cafè ha una vista bellissima su Laxman Jula e mi gusto un ottimo cinnamon roll, una specie di focaccia dolce alla cannella, e un masala tea. Fuori gli alberi ondeggiano e prima, quando attraversavo il ponte, lo sentivo assecondare il vento. In fondo, nulla puó arrestare il vento. Mi avvolgo nel mio scialle e parto per l’esplorazione. Oltre alle scuole di yoga, ci sono ashram anche qui, anche se forse non come in altre zone di Rishikesh. Vorrei scegliere un buon ashram per quando ritorneró a Rishikesh per fare un corso intensivo di un mese. In parecchi si respira un’aria molto commerciale, scegliere bene il proprio ashram è una cosa importante, per questo ne vorrei vedere alcuni di persona durante questo mio primo assaggio di Rishikesh. Pranzo in un cafè bio e passo venti minuti a scegliere tra le mille proposte. Oggi niente piatti tipici della cucina indiana, oggi scelgo un wrap vegetariano, una specie di piadina arrotolata con verdure all’interno e una deliziosa salsa alla menta da aggiungere, e da bere un lassi al mango. Fuori il vento non si calma, e continua a piovigginare per alcuni minuti per poi smettere e ricominciare. Sembra sera, come dicono i negozianti nelle vie. Mi guardo ancora un po in giro e poi decido di prendere un rikshaw per andare all’ashram, si trova nella zona di Muni-ki-Reti, vicino a Ram Jula, l’altro ponte. Contratto il prezzo. I rikshav, o tuk tuk, sono davvero tra il ridicolo e l’inquietante. Ape car con dei sedili e un tettuccio, e autisti scellerati. Possibilitá di volare fuori una su tre, ma in realtà non è mai successo a nessuno. Sono avvolta nello scialle lasciando fuori solo gli occhi, fuori piove un po più fitto, ma dura anche stavolta pochi minuti. Arrivo all’ashram sana e salva e in perfetto orario. L’ashram si trova su un piccolo promontorio, e da qui si gode una splendida vista sul Gange, proprio di fronte al Paramarth Niketam. Il vento soffia sulle facciate rosa e gli alberi si muovono di più. Gironzolo nelle viuzze che portano ai piccoli edifici sparsi qua e la che ospitano le camere e gli spazi comuni. Prima della lezione di yoga, la yoga hall ospita “questions and answers”, un ora e mezza in cui in gruppo si puó chiacchierare con uno dei maestri. Ci sediamo in cerchio, siamo in cinque. La prima domanda apre il discorso. A farla é una donna europea che da poco avrà superato la quarantina. Capelli castani che sfiorano le spalle, casacca e pantalone in cotone bianco, voce sottile, sguardo sereno. Il maestro risponde parlando di quanto ognuno di noi non sia un singolo individuo, ma parte di un tutto, e fluido, prosegue con le sue parole in un discorso così difficile e così facile allo stesso tempo. Anche la scienza la pensa così, è impossibile studiare una singola particella senza considerarne la relazione con le altre, conclude. Faccio una domanda io, e arriviamo a parlare della vita stessa, del fatto che non ci sia un giusto o sbagliato ma solo diversi livelli di consapevolezza di ogni persona. Interviene una ragazza sui ventanni, pelle lunare e capelli biondo chiarissimo. La sua domanda ci porta a parlare della responsabilità che ognuno ha delle proprie azioni, della ciclicità della vita e del karma delle vecchie azioni. Finiamo per parlare del senso di quello che ci succede nella vita e dei diversi livelli di consapevolezza con cui possiamo coglierlo. Il discorso si arrotola su di se fino a srotolarsi in una conclusione bellissima: dobbiamo semplicemente cogliere ció che avviene nella nostra vita, accettarlo, comprenderlo e ringraziare. È fondamentale ricordare che tutto è necessario, che non ci sarebbe gioia senza tristezza. Il nostro tempo è finito, il maestro ci saluta e ringrazia. Dietro di noi alcune persone iniziano già a prendere posto per la lezione di yoga. Sono preoccupata per il meteo, la strada da fare è lunga e, anche se prendessi un rikshaw, non potrebbe arrivare fino al mio ashram per via del ponte, percorribile solo a piedi o in motorino. Fuori il vento ora piega gli alberi. Decido di restare, dopotutto quello non è affatto un buon momento per incamminarsi e il tempo potrebbe anche migliorare. Oppure potrebbe iniziare a piovere sul serio. Il maestro di yoga inizia la lezione e, quello che avviene fuori non mi preoccupa più. Prima alcuni esercizi di riscaldamento, poi ci concentriamo su alcune asana, per poi concludere con rilassamento e pranayama, le pratiche di respirazione. La lezione è stata molto intensa, ma non ho nemmeno un dolorino, il maestro sa il fatto suo e ha saputo guidarci e correggerci, e soprattutto bilanciare bene le asana. In questa lezione ho rivisto le lezioni del mio maestro a casa, ho fatto bene a seguire il suo consiglio. Ringrazio il maestro e condivido con lui questo mio pensiero sulla lezione e le mie sensazioni sull’ashram. Gli dico che mi è stato consigliato dal mio maestro. La musica e i canti dell’aarti riecheggiano in tutto l’ashram e quando lascio la yoga hall, nonostante il vento, mi fermo a godere un attimo del panorama. Il Parmarth Niketam si mostra illuminato e imponente dall’altra parte del fiume. I suoi gath sono gremiti di gente. La cerimonia dell’aarti qui è molto scenica e partecipata. Naturalmente prenderó un rikshaw anche al ritorno, anche se mi aspetta comunque un pezzo a piedi. Arrivo in prossimità del mio ashram e mi riparo in un caffè. Una zuppa calda è quello che ci vuole per scaldarmi, e per dissetarmi un estratto di anguria. Scrivo un po. Per la prima volta sento dei tuoni susseguirsi, ha tutta l’aria di un temporale vero. Inizia a piovere forte. La pioggia mi fa conoscere due viaggiatori come me. Lei è polacca, lui è del sud dell’India. Parliamo del senso dei nostri viaggi e di cosa ci ha portato in India. Il discorso si articola e passiamo del buon tempo insieme chiacchierando. Sorseggio un infuso allo zenzero con i pezzetti dentro, e qualche cucchiaio di miele. Quando smette di piovere ci salutiamo, dobbiamo cogliere l’attimo. Io per fortuna sono a pochi passi dal mio ashram, il tempo di arrivare e inizia a piovere molto forte. Chiudo il vento fuori. La mia stanza è ben riparata e mi accoglie. Devo farmi la doccia e lavare i capelli anche se sono stanchissima. Appena finisco di asciugarmi salta la luce. Questo succede spesso in India, ma con il temporale avrei potuto prevederlo. Sono stata fortunata, avrei potuto trovarmi insaponata al buio o restare con i capelli bagnati. L’ashram di oggi mi è piaciuto molto e sicuramente è uno tra quelli che considereró per quando ritirneró a Rishikesh per il corso intensivo. Ma non ora, ora devo esplorare e assecondare il mio sguardo curioso.

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