2/11 RISHIKESH
2/11 RISHIKESH
Mi sveglio riposata, finalmente ho dormito bene. Apro la porta del terrazzo, e Ganga mi saluta. Sono felice di aver cambiato stanza, oltre all’incantevole vista, la stanza non è per nulla umida e non ci sono spifferi. Il vento è più calmo, ma la mattinata è comunque fresca. Mi vesto e esco. A pochi passi dalla mia camera c’è la yoga hall, la stanza dell’ashram dove si fa yoga. Parquet color nocciola, pareti giallo tenue e vetrate che si affacciano sul Gange. Srotolo il tappetino e mi siedo nella posizione del mezzo loto. Siamo in sei. La mia attenzione cade sul logo sulla parete di fronte a noi. È nero, monocromatico e minimale, non rispecchia il classico stile indiano. Un Goodmorning, mi coglie alle spalle. È arrivato il maestro. Si chiama Mitra, è indiano, sulla quarantina. La lezione mi piace. Prima la pratica, Mitra è accurato nelle spiegazioni e sempre vigile per correggere o migliorare le posture di ognuno di noi. Poi un momento di condivisione, Mitra ci chiede cosa significa per noi il verbo promettere. A turno rispondiamo. Si promette qualcosa a qualcuno, a volte a se stessi. Mitra ci fa riflettere sul fatto che forse è meglio non promettere, non sappiamo mai come potrebbero andare le cose. È meglio stare nel presente. Sono passate due ore e mezza e ho una fame da lupi, una super colazione mi aspetta. Uova, mix di verdure cotte, patate al forno, toast con marmellata, succo di papaya e ovviamente un chai. Resto a lungo in questo bel cafè con la vista sul gange, poi faccio una passeggiata. Si fanno le cinque e vado al tempio per assistere alla mia prima Aarti, la cerimonia del fuoco. L’Aarti si svolge lungo le sponde del Gange delle tre cittá sacre Rishikesh, Haridward e Varanasi. A Rishikesh, è da poco tempo che fanno l’Aarti anche al tempio, mi dicono, prima la facevano solo a Triveni Gath e al Paramanth Niketam. L’Arti è alle 17.30 ma arrivo una mezz’ora prima, per assicurarmi di poter vedere bene. Sono talmente in anticipo che sono sola, solo io e i bramini che condurranno la cerimonia. Uno di loro mi accoglie e mi fa sedere di fronte a lui. Lui terrà prima la cerimonia della Puja, l’offerta. Non lo so ancora, ma sto per essere una sorta di chierichetto, e sará davvero una delle cose più emozionanti di questo viaggio. I canti iniziano, e lui inizia la preparazione dell’offerta. Incenso, fiori, riso, acqua del Gange, latte, cristalli di zucchero, pigmenti. Altre persone arrivano e si siedono alle mie spalle. Inizia il rituale dell’offerta. Sono catturata da quei gesti che, seppur ripetuti ogni giorno, ogni volta sono così sentiti. I miei occhi non perdono un singolo movimento delle mani del bramino, che durante la cerimonia mette dei fiori nelle mie mani, mi bagna con gocce d’acqua e mi istruisce sui gesti che devo compiere. Al finale della cerimonia, sulla fronte mi fa il tikha con il pigmento rosso e ci aggiunge dei chicchi di riso. Poi, mi mette il braccialetto rosso. Dopo la Puja è il momento dell’Aarti. Ci rivolgiamo verso il fiume. Altri bramini prendono posizione. La cerimonia ha inizio. I canti accompagnano anche questo momento. Alla fine, tutti si mettono in fila per ricevere il Tilkha e il braccialetto. Una sosta alla fiamma, vi si passano le mani e si sposta l’aria verso il viso, per tre volte. A tutti viene consegnata una manciata di latte e cristalli di zucchero. Cerco il bramino per ringraziarlo, è felice di vedere i miei occhi brillare. Durante la cena ripenso a quei momenti, penso che nessun’altra Aarti mi emozionerà mai come questa. Le emozioni stancano, torno all’ashram, la mia confortevole camera mi aspetta.
-COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: perfavore fate like al post e non alle singole foto/video. Colgo l’occasione per dirvi che con i vostri likes e commenti vi sento davvero vicini e mi date tante emozioni. Grazie, è bellissimo.






