29/10 AMRITSAR – CHANDIGARTH (Punjab, Haryana) – RISHIKESH (Uttar Pradesh)
29/10 AMRITSAR – CHANDIGARTH (Punjab, Haryana) – RISHIKESH (Uttar Pradesh)
Ieri ho fatto davvero fatica a trovare un albergo decente, ma con le solite accortezze, è passata anche questa notte. Sono le sei e partiamo alla volta di Chandigarth. Chandigarth è una città completamente studiata a tavolino dal famoso architetto Le Corbusier agli inizi degli anni cinquanta per essere la capitale di due stati, il Punjab e l’Haryana. La vecchia capitale, Lahore, era diventata parte del Pakistan dopo l’indipendenza.
Siamo in auto da un paio d’ore, e alzo lo sguardo dai miei appunti per chiacchierare un po con Raj. In quel preciso momento lui frena e suona, ma in modo diverso dal solito. Un camioncino azzurro sta venendo verso di noi, noi siamo riusciti a fermarci completamente, ma lui non sta frenando. Ci entra nel cofano, ma perfortuna ci trovavamo a un incrocio e stava andando piano. Raj scende e parla con il ragazzo, uno gruppo di altri uomini si fa attorno a loro. Guardo dall’auto, sperando che il mio amico non abbia problemi. Raj torna al volante, ripartiamo, si è fatto dare il numero dal ragazzo del furgoncino e risolverà la questione al ritorno. L’argomento dei nostri discorsi cambia automaticamente e ci ritroviamo a parlare della guida in India. In India si guida senza patente, basta l’esperienza. In India si guida senza regole, basta il clacson. Le due corsie, solo teoricamente sono per i due sensi di marcia opposti, nella pratica, le auto e i camion passano da una all’altra in continui sorpassi utilizzando ogni metro di carreggiata libera per procedere. Abbiamo visto parecchi incidenti durante il viaggio, soprattutto camion e auto ribaltate ai bordi della strada. Raj è un bravo autista e l’India è anche questo.
Lungo la strada Raji accosta a fianco di un carretto. Lunghe canne da zucchero e uno strano macchinario. Raji è entusiasta di farmi provare il succo di canna da zucchero, non sa che in Italia sono uno dei massimi esponenti della lotta allo zucchero! Il ragazzo del carretto ci passa dal finestrino due bicchieri con un succo verde. È buonissimo. Dolce, ma buonissimo. Una spruzzata di lime e puro succo di canna da zucchero.
Arriviamo a Chandigarth, una rotonda segna l’ingresso alla città. Le sue arterie dritte formano un reticolo di 57 blocchi o settori, alcuni residenziali, alcuni commerciali, altri sono il polmone verde della città. La città è priva dei classici ornamenti indiani, non ci sono cupole nè archi, è pratica e funzionale, e questo riflette la filosofia dell’architetto. A bordo strada non ci sono negozi, nè carretti. Chandigarth è la città più pulita del paese, dicono. Il simbolo di Chandigarth è un monumento alto 26 metri che rappresenta la “mano aperta” concepita dall’architetto per racchiudere il significato del dare e dell’avere pace e prosperità per mantenere e promuovere l’unitá umana. Una delle perle di Chandigarth è il Rose Garden, un giardino con molte diverse varietà di rose, l’altra è il Rock Garden, un parco di sculture in pietra e mosaici, che mi ricorda il Giardino dei Tarocchi di Capalbio. Mi perdo in questo mare di colori, ma poco dopo mi rendo conto che, per la maggior parte degli altri visitatori del parco, la principale attrazione sono io. Qualcuno mi chiede di scattare un selfie, altri mi fotografano prima che me ne accorga, altri ancora mi indicano o semplicemente mi guardano. Anche questa è l’india poco turistica, ma non sono a disagio. Sorrido e saluto. Torno all’auto, uno spuntino veloce e dobbiamo ripartire.
Dallo stato del Punjab abbiamo attraversato lo stato dell’Haryana e ora siamo in Uttar Pradesh. In piccoli baracchini a lato della strada, abbiamo pagato le tasse per il pedaggio tra uno stato e l’altro.
Ho visto tanto in questo viaggio. Ho visto risaie, campi di patate e di canna da zucchero. Ho visto garage negozi, bancarelle, carretti vendere di tutto, dalle biciclette ai mobili, dai vestiti all’elettronica, dagli articoli per la casa alle telefonia, e naturalmente cibo, cibo, cibo. Ho visto cantieri e officine, ho visto fare tanti lavori, costruire, riparare e soprattutto cucinare. Ho visto bambini giocare nella polvere. Tutta la vita, la vita di tutti, si svolge a bordo della strada.
Il sole è ormai basso, mancano pochi kilometri a Rishikesh, la mia prossima destinazione. Arriviamo a Rishikesh ed è quasi buio. Raji si ferma poco prima di entrare in paese. Vuole presentarmi Ganga. Scendiamo dall’auto. I suoi occhi brillano. Il Gange scorre davanti a noi. Significa molto per lui, e per quanto poco mi conosca, sa che questo momento è speciale anche per me. Mi ringrazia per le belle ore trascorse insieme, mi dice che è stato come viaggiare con un’amica, anzi, precisa, siamo amici. Io ringrazio lui, con tutto il cuore. Non si dimenticherá di questo viaggio, e neanche io. Mi dice di scrivergli ogni tanto, per fargli sapere se tutto va bene. Timidamente mi chiede di chiamarlo dall’Italia una volta, per fargli vedere la mia famiglia e dove vivo. Risaliamo in auto e poco dopo arriviamo in paese. Cerchiamo la guesthouse, non possiamo arrivarci in auto. Chiamiamo e dopo poco un ragazzo del personale arriva. Raji gli parla in indu e dopo poco capisco che si sta raccomandando di trattarmi con i guanti. See you my friend, take care. Carichiamo i miei bagagli e salgo in motorino. Un minuto e siamo alla guesthouse. Sono stanchissima, ma ho il cuore pieno di emozioni bellissime. Domani inizierà una nuova avventura.














